CANZANO - "De Berardinis"
Famiglia e Palazzo "De Berardinis" in Canzano
Dai documenti presenti nell’archivio comunale non si riesce ad avere la ricostruzione storica della presenza della famiglia De Berardinis in Canzano. Gli antichi documenti delle case private non sono sempre consultabili e l’archivio Parrocchiale possiede solo i registri delle nascite e dei morti dagli anni 1700, perciò si è cercato di ricostruire la presenza dei De Berardinis con i pochi documenti che si presentano di seguito.
Da questi e dai racconti orali della popolazione, risulta evidente la grande importanza della famiglia De Berardinis nella vita della popolazione canzanese, per le conoscenze nelle culture agricole e per la correttezza dimostrata nella gestione della Pubblica Amministrazione.
Nel suddetto Libro dei Conti si legge: “Bilancio dell’Introito ed esito delle rendite di questa unità di Canzano esercitato dal magnifico Reg.to Sig. Angelo Benigno De Berardinis dal mese di Marzo 1791 ad agosto 1793”.
E’ importante notare che tale carica generalmente durava sei mesi, mentre per Angelo Benigno De Berardinis è durata tre anni, segno di fiducia e di stima nell’onestà della persona.
Nel 1804 si trova la registrazione di un “Contratto di Matrimonio” tra Annantonia De Berardinis e Don Ferdinando Fioravante di Teramo.
Sottoscrivono il contratto: Giovanbattista De Berardinis, fratello di Annantonia ed espressamente delegato dal padre, Felice Rocco De Berardinis e Don Ferdinando Fioravante.
La fotocopia è poco leggibile, pertanto si riportano alcuni brani più significativi “L’intiera dote, la somma di ducati 400 in moneta d’argento di regno, da soddisfarsi nel seguente modo indicato: Ducati 50, esso Don Giovanbattista nel nome come sopra, promette e si obbliga pagare in mano del futuro sposo nell’atto del di lei trasporto nella di lui casa. Altri ducati 50 promette e si obbliga pagarli come sopra, due anni dopo seguito tale trasporto della sposa ed indi continuare…” oltre ai 400 ducati venivano dati in dote abiti, terreni e rendite varie a dimostrazione della agiatezza della casata De Berardinis.
Giovanbattista De Berardinis, Notaio in Canzano, lo ritroviamo dal 1815 circa sino al 1846, anno in cui morirà, in numerosi atti notarili che stipulò durante la sua vita.
I vecchi contadini del luogo usavano chiamare i De Berardinis con l’appellativo della famiglia “De lo Notaro” derivante appunto dall’opera del notaio Giovanbattista.
Nell’anno 1846 muore il Notaio Giovanbattista e subito viene sigillato lo studio notarile. Alla riapertura dello stesso, con la presenza delle autorità, ci sono anche tutti gli eredi.
Si ha, quindi, la possibilità di avere la composizione completa della famiglia nell’anno 1846.
******************************
Dallo “Stato nominativo di popolazione per la Diocesi di Teramo – Parrocchia di Canzano - Anno 1859” si ha una ulteriore conferma della composizione della famiglia De Berardinis, che vede come capo famiglia De Berardinis Giuseppe figlio di Giovanbattista.
Giuseppe De Berardinis, chiamato Don Peppe, nato a Canzano il 14.5.1846 deceduto a San Giovanni Teatino - Chieti nell’anno 1937, matematico italiano e cultore di geodesia, ha tre figli maschi: Francesco De Berardinis, Alessio De Berardinis e Giovanni De Berardinis.
Questi tre sono i nonni delle famiglie De Berardinis che hanno ceduto il palazzo di Canzano nell’anno 1980 alla Comunità Montana di Cermignano che ha provveduto alla ristrutturazione dello stabile.
In conclusione la sequenza dei De Berardinis vissuti in Canzano, provata dai documenti, risulta essere la seguente:
* Felice Rocco De Berardinis, *Giovanbattista De Berardinis, *Giuseppe De Berardinis, * Giovanni De Berardinis, * Mario De Berardinis, *Maurizio De Berardinis.
Da quanto scolpito sul seguente mattone posto sul muro nord del fabbricato, sembra che la data di nascita dello stesso risalga all’anno 1690.
Per quanto concerne la frase “Al dispetto di nubi ancor risplenne” può voler significare che la casa sebbene esposta a Nord e quindi maggiormente alle intemperie, ancora resiste nei tempi.
Nell’anno citato 1690 e nelle carte esistenti nell’archivio comunale non si trova alcuna traccia della famiglia De Berardinis, pertanto si presume che il fabbricato possa essere stato acquistato o ereditato.
Tornando al palazzo sito sulla Via Grande, l’attuale Via Roma,
è composto da piano terra e primo piano ristrutturati nell’anno 1980 e da un seminterrato con belle volte in mattoni, attualmente in stato di abbandonato.
Si entra dall’antico portone principale,
Inizialmente si evitava la scala che portava al piano superiore e si scendeva nel seminterrato ove vi erano ubicate le immense cantine.
Appena entrati, sulla destra, vi erano due grandi vasche che servivano per pigiare l’uva e contenere il mosto.
Seguitando sulla destra si scorgeva il grandissimo torchio (era il più grande del paese).
Sul lato sinistra in bell’ordine, erano allineate le botti dalla più grande alla più piccola.
In fondo vi erano piccolissimi caratelli, dove veniva conservato il vino cotto invecchiato da molti anni.
Ben allineate su una tavola poggiata su due staffe, facevano bella mostra le bottiglie di vino pregiato e delle annate migliori, a ricordo di avvenimenti particolari avvenuti in famiglia.
Ripartendo dall’ingresso della casa sul lato destro vi erano quattro locali per la conservazione della legna e delle granaglie.
All’ingresso salendo alcune scale e ci si trova al piano terra.
Al centro del piano, c’era un locale a cielo aperto per la raccolta dell’acqua piovana e serviva anche per dare luce alle numerose stanze del palazzo.
Sulla sinistra con fronte strada, vi era un’ampia cucina con un grande camino ed altri tre locali comunicanti con la cucina che erano adibiti a ripostiglio di prodotti, oggetti e cibarie varie.
Sul lato destro vi erano le stanze riservate alla servitù ed agli ospiti.
Salendo due rampe di scale,
si arriva al piano superiore, dove erano sistemate le camere da letto molto spaziose e riccamente arredate.
Infatti in ogni camera vi era una bellissima stufa di terracotta, un ampio lettone, comò, arazzi sulla testata del letto e la volta affrescata con paesaggi campestri.
Osservando la prospettiva del palazzo che si affaccia su Via Roma, si nota che le prime due finestre sulla sinistra hanno il tetto più alto.
Quel tetto sopraelevato copriva la famosa stanza di “Don Peppe”.
Si narra che Don Peppe cioè Giuseppe De Berardinis, nel ristrutturare questo palazzo abbia voluto prendersi come premio una stanza superiore alle altre in tutti i sensi ed anche in altezza.
Ancora oggi si può notare lo stile dell’antico balcone con vista sul corso di via Roma.
Attualmente l’edificio debitamente ristrutturato, viene utilizzato principalmente per la Mostra del Merletto e del Ricamo Antico e Moderno che si svolge durante il mese di agosto di ogni anno, inoltre per una scuola permanente di ricamo e per varie conferenze, in quanto è stato creato un ampio salone al primo piano dello stabile.
Da questi e dai racconti orali della popolazione, risulta evidente la grande importanza della famiglia De Berardinis nella vita della popolazione canzanese, per le conoscenze nelle culture agricole e per la correttezza dimostrata nella gestione della Pubblica Amministrazione.
Iniziamo l’esame dei seguenti documenti.
“Libro dei Conti” dell’Università di Canzano da marzo 1791 ad agosto 1793.
“Libro dei Conti” dell’Università di Canzano da marzo 1791 ad agosto 1793.
Nel suddetto Libro dei Conti si legge: “Bilancio dell’Introito ed esito delle rendite di questa unità di Canzano esercitato dal magnifico Reg.to Sig. Angelo Benigno De Berardinis dal mese di Marzo 1791 ad agosto 1793”.
E’ importante notare che tale carica generalmente durava sei mesi, mentre per Angelo Benigno De Berardinis è durata tre anni, segno di fiducia e di stima nell’onestà della persona.
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Nel 1804 si trova la registrazione di un “Contratto di Matrimonio” tra Annantonia De Berardinis e Don Ferdinando Fioravante di Teramo.
Sottoscrivono il contratto: Giovanbattista De Berardinis, fratello di Annantonia ed espressamente delegato dal padre, Felice Rocco De Berardinis e Don Ferdinando Fioravante.
La fotocopia è poco leggibile, pertanto si riportano alcuni brani più significativi “L’intiera dote, la somma di ducati 400 in moneta d’argento di regno, da soddisfarsi nel seguente modo indicato: Ducati 50, esso Don Giovanbattista nel nome come sopra, promette e si obbliga pagare in mano del futuro sposo nell’atto del di lei trasporto nella di lui casa. Altri ducati 50 promette e si obbliga pagarli come sopra, due anni dopo seguito tale trasporto della sposa ed indi continuare…” oltre ai 400 ducati venivano dati in dote abiti, terreni e rendite varie a dimostrazione della agiatezza della casata De Berardinis.
Giovanbattista De Berardinis, Notaio in Canzano, lo ritroviamo dal 1815 circa sino al 1846, anno in cui morirà, in numerosi atti notarili che stipulò durante la sua vita.
I vecchi contadini del luogo usavano chiamare i De Berardinis con l’appellativo della famiglia “De lo Notaro” derivante appunto dall’opera del notaio Giovanbattista.
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Nell’anno 1846 muore il Notaio Giovanbattista e subito viene sigillato lo studio notarile. Alla riapertura dello stesso, con la presenza delle autorità, ci sono anche tutti gli eredi.
Si ha, quindi, la possibilità di avere la composizione completa della famiglia nell’anno 1846.
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Dallo “Stato nominativo di popolazione per la Diocesi di Teramo – Parrocchia di Canzano - Anno 1859” si ha una ulteriore conferma della composizione della famiglia De Berardinis, che vede come capo famiglia De Berardinis Giuseppe figlio di Giovanbattista.
Giuseppe De Berardinis, chiamato Don Peppe, nato a Canzano il 14.5.1846 deceduto a San Giovanni Teatino - Chieti nell’anno 1937, matematico italiano e cultore di geodesia, ha tre figli maschi: Francesco De Berardinis, Alessio De Berardinis e Giovanni De Berardinis.
Questi tre sono i nonni delle famiglie De Berardinis che hanno ceduto il palazzo di Canzano nell’anno 1980 alla Comunità Montana di Cermignano che ha provveduto alla ristrutturazione dello stabile.
In conclusione la sequenza dei De Berardinis vissuti in Canzano, provata dai documenti, risulta essere la seguente:
* Felice Rocco De Berardinis, *Giovanbattista De Berardinis, *Giuseppe De Berardinis, * Giovanni De Berardinis, * Mario De Berardinis, *Maurizio De Berardinis.
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PALAZZO "DE BERARDINIS"
PALAZZO "DE BERARDINIS"
Da quanto scolpito sul seguente mattone posto sul muro nord del fabbricato, sembra che la data di nascita dello stesso risalga all’anno 1690.
Per quanto concerne la frase “Al dispetto di nubi ancor risplenne” può voler significare che la casa sebbene esposta a Nord e quindi maggiormente alle intemperie, ancora resiste nei tempi.
Nell’anno citato 1690 e nelle carte esistenti nell’archivio comunale non si trova alcuna traccia della famiglia De Berardinis, pertanto si presume che il fabbricato possa essere stato acquistato o ereditato.
Tornando al palazzo sito sulla Via Grande, l’attuale Via Roma,
Si entra dall’antico portone principale,
Appena entrati, sulla destra, vi erano due grandi vasche che servivano per pigiare l’uva e contenere il mosto.
Seguitando sulla destra si scorgeva il grandissimo torchio (era il più grande del paese).
Sul lato sinistra in bell’ordine, erano allineate le botti dalla più grande alla più piccola.
In fondo vi erano piccolissimi caratelli, dove veniva conservato il vino cotto invecchiato da molti anni.
Ben allineate su una tavola poggiata su due staffe, facevano bella mostra le bottiglie di vino pregiato e delle annate migliori, a ricordo di avvenimenti particolari avvenuti in famiglia.
Ripartendo dall’ingresso della casa sul lato destro vi erano quattro locali per la conservazione della legna e delle granaglie.
All’ingresso salendo alcune scale e ci si trova al piano terra.
Al centro del piano, c’era un locale a cielo aperto per la raccolta dell’acqua piovana e serviva anche per dare luce alle numerose stanze del palazzo.
Sulla sinistra con fronte strada, vi era un’ampia cucina con un grande camino ed altri tre locali comunicanti con la cucina che erano adibiti a ripostiglio di prodotti, oggetti e cibarie varie.
Sul lato destro vi erano le stanze riservate alla servitù ed agli ospiti.
Salendo due rampe di scale,
Infatti in ogni camera vi era una bellissima stufa di terracotta, un ampio lettone, comò, arazzi sulla testata del letto e la volta affrescata con paesaggi campestri.
Osservando la prospettiva del palazzo che si affaccia su Via Roma, si nota che le prime due finestre sulla sinistra hanno il tetto più alto.
Quel tetto sopraelevato copriva la famosa stanza di “Don Peppe”.
Si narra che Don Peppe cioè Giuseppe De Berardinis, nel ristrutturare questo palazzo abbia voluto prendersi come premio una stanza superiore alle altre in tutti i sensi ed anche in altezza.
Ancora oggi si può notare lo stile dell’antico balcone con vista sul corso di via Roma.
Attualmente l’edificio debitamente ristrutturato, viene utilizzato principalmente per la Mostra del Merletto e del Ricamo Antico e Moderno che si svolge durante il mese di agosto di ogni anno, inoltre per una scuola permanente di ricamo e per varie conferenze, in quanto è stato creato un ampio salone al primo piano dello stabile.








